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08/01/2026
In sintesi: La spingarda è un'arma da fuoco a canna liscia di calibro eccezionale (fino a 70mm), utilizzata storicamente in Italia per la caccia massiva agli acquatici. Oggi proibita dalla Legge 157/1992, rimane un simbolo tecnologico e culturale della vita rurale lungo il Po e le valli del Nord.
La spingarda rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia venatoria italiana.
Un’arma potente, legata indissolubilmente alle paludi e ai grandi fiumi del Nord Italia, oggi è un ricordo custodito nei musei e nei racconti dei cacciatori. In questa guida analizziamo le origini, il funzionamento e il quadro normativo di questo gigante del passato.
La spingarda è un’arma da fuoco a canna liscia di calibro eccezionalmente grande.
Non era un fucile comune, ma un vero “cannone da caccia” progettato per abbattere stormi numerosi di anatre, folaghe e germani reali con un solo colpo.
La sua diffusione è strettamente legata a territori specifici:
Fiume Po e laghi mantovani.
Valli venete e lombarde.
Zone umide costiere.
In un’epoca in cui la caccia integrava l’alimentazione familiare e il commercio di selvaggina, la spingarda era lo strumento d'elezione per ottenere grandi carnieri in tempi brevi.
Le spingarde venatorie si dividevano principalmente in due categorie, distinte per dimensioni e modalità d'uso:
Erano le più imponenti, con canne lunghe da 1,8 a oltre 5 metri e calibri compresi tra 32 e 52 mm (con picchi di 75 mm). Pesanti decine di chili, venivano montate stabilmente su:
Barchini: Barche lunghe e strette, mimetizzate con erbe palustri.
Botte: Appostamenti fissi camuffati nell'acqua. Spesso queste armi nascevano dalla riconversione di vecchi pezzi d'artiglieria militare.
Più “maneggevoli” ma estremamente pesanti, utilizzavano calibri 4, 8 o 10 magnum. Con canne da 80-120 cm, richiedevano una forza fisica notevole per gestire il violento rinculo.
Il funzionamento richiedeva un'esperienza quasi scientifica.
La maggior parte era ad avancarica (caricamento dalla bocca) con accensione a luminello o percussione.
Il rituale di preparazione: Il caricamento avveniva solitamente la sera prima della battuta.
Si utilizzavano dosi massicce di polvere nera (da 100 a 600 grammi) e fino a 3 kg di pallini di piombo.
La carica veniva separata da feltri o borre e sigillata con paraffina per resistere all'umidità delle valli.
La tattica di caccia: Il tiratore e il timoniere si avvicinavano allo stormo in silenzio. Lo sparo non avveniva imbracciando l'arma, ma spesso tirando una corda per evitare lesioni da rinculo.
Il risultato era un boato assordante e una nube di piombo capace di coprire un'area vasta a una distanza di 60-150 metri, abbattendo decine di capi in un istante.
Le origini della spingarda risalgono al Medioevo, dove indicava inizialmente una balestra meccanica e poi una bocca da fuoco leggera per la difesa delle fortezze.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, il termine si specializzò in ambito venatorio, segnando l'epoca d'oro della caccia lungo il Po.
Con l'evoluzione della sensibilità ambientale, la spingarda è diventata insostenibile.
Anni '60 e '70: Prime limitazioni ai prelievi massicci.
Legge 157/1992: Questo pilastro normativo ha sancito il divieto definitivo, vietando l'uso di armi a canna liscia con calibro superiore al 12.
No. La legge attuale la vieta espressamente per fini venatori. L'uso è limitato esclusivamente a fini espositivi o collezionistici, previo rispetto delle norme di pubblica sicurezza.
Si sono documentati esemplari fino a 75 mm, capaci di sparare quasi mezzo chilo di polvere nera, udibili a chilometri di distanza.
Molti esemplari sono conservati in musei tecnici e della civiltà rurale, come il Museo della Barca Lariana o collezioni private bresciane e mantovane.