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21/11/2025
Gli ungulati rappresentano oggi la categoria di selvaggina più importante per i cacciatori italiani.
Grazie alla loro diffusione, al valore trofeistico e alla gestione faunistico-venatoria sempre più professionale, cinghiali, cervidi e bovidi selvatici dominano calendari venatori, piani di prelievo e discussioni nei circoli di caccia.
In questo articolo approfondiremo il significato del termine “ungulati”, le caratteristiche biologiche delle principali specie cacciabili in Italia e una tabella comparativa aggiornata per aiutare ogni cacciatore a riconoscere e selezionare correttamente gli animali in campo.
Il termine ungulato deriva dal latino ungula (zoccolo) e identifica i mammiferi che appoggiano il peso corporeo su unghie modificate e corificate: gli zoccoli.
In passato la classificazione era morfologica e divideva gli ungulati in:
Oggi la filogenetica ha rivoluzionato la sistematica: gli ungulati terrestri tradizionali formano il clade degli Euungulata, mentre balene e delfini sono ungulati… ma acquatici!
Nel linguaggio venatorio italiano, però, quando si parla di “ungulati” ci si riferisce esclusivamente agli artiodattili selvatici cacciabili: Suidi (cinghiale), Cervidi (cervo, capriolo, daino) e Bovidi (camoscio e muflone).
Caratteristiche comuni degli ungulati cacciabili:
Digestione basata sulla fermentazione microbica (rumine nei ruminanti, cieco molto sviluppato nel cinghiale)In Italia la gestione è demandata alle Regioni e si basa su piani di prelievo selettivi (per tutte le specie tranne il cinghiale, che può essere oggetto anche di controllo numerico).
Il re indiscusso: oltre 2 milioni di capi stimati (ISPRA 2024).
Il più diffuso cervide italiano (circa 750.000 capi).
Specie introdotta, in forte espansione (oltre 150.000 capi).
Il trofeo più ambito.
L’unico bovide selvatico cacciabile in Italia.
Il “re delle Alpi”.
Gli ungulati non sono solo prede: sono la colonna portante della gestione faunistica moderna.
Una corretta selezione garantisce trofei sempre più belli, popolazioni in equilibrio e minor danni alle colture.
Nel 2025 assistiamo a un ulteriore aumento delle densità (soprattutto cinghiale e daino), ma anche a una qualità trofeistica in costante crescita grazie ai piani di prelievo selettivi obbligatori.
Per il cacciatore consapevole, conoscere perfettamente ogni specie – dal verso al comportamento, dal palco alla corona delle corna – è ormai obbligatorio.
Solo così la caccia agli ungulati rimane un’arte nobile, sostenibile e profondamente rispettosa della natura.
Buona caccia!
1. Quali sono gli ungulati cacciabili in Italia nel 2025? Sono 6 le specie ufficialmente cacciabili:
2. Quando apre e chiude la caccia agli ungulati 2025/2026?
Dipende dalla regione e dalla specie:
3. Posso cacciare gli ungulati senza accompagnatore? Dal 2023 in quasi tutte le regioni è obbligatorio l’accompagnatore abilitato per i primi 3 anni di caccia di selezione (capriolo, cervo, daino, muflone, camoscio). Solo il cinghiale in braccata è sempre libero.
4. Qual è la specie di ungulato più diffusa in Italia oggi? Il cinghiale: oltre 2 milioni di capi stimati nel 2025, presente in più del 90% del territorio nazionale.
5. Quale ungulato dà la carne più buona e pregiata? In ordine decrescente di valore commerciale e gusto (secondo macellai e ristoranti venatori):
6. Quanto costa in media un trofeo record in Italia? Valori dimercato 2025 (tra privati o aste):
7. È vero che i cinghiali si stanno ibridando con i maiali
domestici?
Sì, soprattutto al Centro-Nord. Gli ibridi (cinghiali-maiali) sono più fertili, partoriscono tutto l’anno e sono più difficili da gestire. In Toscana e Liguria rappresentano già il 20-30% della popolazione.
8. Quale calibro è obbligatorio per la caccia agli ungulati?
Per la selezione (cervo, daino, muflone, camoscio): energia minima alla bocca 1.500 Joule (es. 6,5 Creedmoor, .270 Win, 7x64, .308 Win, .30-06, .300 Win Mag, 9,3x62). Per il cinghiale in battuta sono ammessi anche calibri inferiori (es. .30-30 o 8x57 JRS) purché energia > 1.000 J a 100 m.
9. Posso cacciare ungulati con l’arco in Italia?
Sì, ma solo in alcune regioni (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Marche) e solo per il cinghiale (in braccata o girata). Per la selezione è vietato ovunque.
10. Qual è l’ungulato più difficile da cacciare?
Il camoscio alpino: richiede ottima condizione fisica, conoscenza della montagna sopra i 2.000 m, distanze di tiro spesso superiori ai 250 m e capacità di valutazione rapida del trofeo sul campo